Li si vede a notte fonda rovistare nella spazzatura, in cerca di cibo. Non sono barboni, hanno un alto senso civico, credono nei valori sociali della condivisione, sono preoccupati per lo stato dell’ambiente e fanno qualcosa per salvare il Pianeta. Sono i freegan (acronimo da free – libero - e vegan – veganiano, ossia persona che evita prodotti provenienti da animali) che hanno deciso di recuperare dagli scarti del sistema quello che basta loro per vivere.
I vegani contestano il sistema. Non solo quello delle multinazionali che sfruttano i lavoratori, la terra e che bombardano la gente di pubblicità, no, loro contestano proprio tutto il sistema dello scambio economico e hanno adottato uno stile di vita che ne denuncia apertamente gli sprechi e che tenta di soddisfare i bisogni fondamentali dell’uomo in modo sociale, non economico.
Il loro “modus vivendi” è utilizzare ciò che trovano gettato sulle strade per riempire i loro piatti quotidiani. Naturalmente non rovistano negli scarti di cucina delle famiglie, ma tra quelli di ristoranti, negozi, supermercati, mense e altre istituzioni della collettività. Sembra incredibile, ma numerosi filmati mostrano come questi sacchi sono riempiti molto spesso con alimenti perfettamente imballati e non scaduti: pane, ciambelle, frutta, addirittura carne. Adam Weissman, fondatore e teorico del movimento, afferma che negli Stati Unitit, circa 25% degli alimenti in perfetto stato di conservazione viene buttato via e sostituito, senza una necessità reale. I freegan raccolgono questi prodotti e li usano per preparare i loro pasti, per libera scelta, non perché appartengono alla classe dei poveri.
I freegan si negano al sistema economico che sollecita i cittadini a consumare, consumare, consumare…, non per il benessere, ma per tenere in vita il sistema produttivo. Infatti, in molti Paesi la quantità di prodotti che esce dalle fabbriche e laboratori è superiore alla quantità che può essere consumata. La spazzatura in continuo ed inesorabile aumento ne è la prova evidente. Ne risente l’ambiente, ne risente la qualità della vita di un’umanità che sembra condannata a correre dalla mattina alla sera per produrre ed acquistare, unicamente per tener in vita un modello economico basato sostanzialmente sull’aumento del Pil (prodotto interno lordo), slegato dal pensiero che considera salute, benessere e serenità delle persone.
Cristina Moretti
(12-08-2009 22:36)
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