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USA, giù le mani dall’ICANN
D’ora in avanti l'Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, l'organo che gestisce i domini Internet, sarà sottoposto al controllo di un consiglio internazionale
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Dopo undici anni dalla sua istituzione sotto l’egida e il controllo esclusivo del governo americano l'Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) opererà, da ora in poi, alle dipendenze di un panel internazionale composto da rappresentanti di più di cento stati e aziende private. Il nuovo contratto con il Department of Commerci ridimensiona di molto il ruolo di Washington rispetto al passato: la revisione dell'operato dell'organizzazione, infatti, d'ora in avanti sarà effettuata ogni tre anni dalla nuova assemblea di supervisori.
Rod Beckstrom, il nuovo CEO che ha preso il comando dell’Icann, ha spiegato che uno dei motivi per i quali l’associazione è diventata indipendente dalla nazione che lo aveva istituito era il timore che alcune nazioni emergenti, non soddisfatte dall'attuale situazione, potessero sviluppare delle reti alternative: una frammentazione assolutamente non auspicabile e che l'ingresso di Russia e Cina all'interno del Governmental Advisory Committee (GAC) avrebbe potuto innescare.
Un passaggio di controllo che segna la fine di un'era: la Rete aveva visto la luce negli States ma la progressiva espansione in tutto il mondo aveva ovviamente posto alcuni dubbi sul diritto degli USA a controllarne, almeno nominalmente, lo sviluppo. Recentemente ICANN aveva aperto all'ingresso di ulteriori soggetti internazionali ma per molti risultava ormai palese la necessità di un cambiamento radicale. Il commissario europeo Viviane Reding ha accolto con soddisfazione questo deciso cambio di rotta, auspicato dalla Commissione già diversi anni fa: "Approvo la decisione dell'amministrazione statunitense di adattare al ventunesimo secolo il ruolo chiave di ICANN - ha dichiarato - Se implementata con trasparenza questa riforma riceverà un consenso globale".
Entro il 2025 dovrebbe completarsi la transizione verso IPv6 e gli attuali pesi specifici delle lingue del Web richiedono nuove misure che possano contenere quelle centinaia di milioni di navigatori la cui lingua madre non utilizza l'alfabeto latino. Presto nei domain name sarà possibile trovare anche i caratteri arabi e cinesi. L'inglese, almeno superficialmente, non sarà più la sola lingua della Rete e non ci sarà più una sola lingua comune del Web.
A tutti questi cambiamenti della Rete non poteva che coincidere un cambiamento anche nel controllo di ICANN, che non poteva più essere sottoposto ad una sola nazione. Come sottolineato da Beckstrom, Internet si estende praticamente ovunque, dalla foresta amazzonica al deserto australiano: il passaggio di consegne dagli Stati Uniti ad altri attori non è stato altro che una necessità fisiologica di un'entità ormai troppo grande per essere controllata da un solo governo.
Paul Levins, vice presidente di ICANN, afferma: "Siamo stati indipendenti dal giorno in cui l'organizzazione è stata creata, non ci stiamo liberando dalle catene degli USA, semplicemente l'unico vero supervisore del nostro lavoro saranno i cittadini della rete".
Cristina Moretti
(02-10-2009 14:23)
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